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Antonella Pagano

 

…che meraviglia !                                                                                             

Cammin leggendo un bel giorno mi sono imbattuta negli haruspicini, fulgurales e rituales; libri, libri… che meraviglia ! I Romani li hanno ereditati dagli etruschi. I primi dettavano le norme rispetto all’esame delle viscere; i secondi per interpretare, allontanare e invocare i fulmini, gli ultimi stabilivano norme di vita civile e politica. Son arrivati sino ai nostri giorni in pochi frammenti, per fortuna sufficienti a darcene conoscenza piena. E’ giunto a noi così notizia dell’extispicio, quattro momenti attraverso i quali si procedeva all’esame delle vittime prima e dopo l’apertura; all’esame delle movenze della fiamma espressa dalle carni arse; all’uso dell’incenso, del fior di farina, del vino e dell’acqua a chiusura della cerimonia. In tali rituali, raccontano sempre questi straordinari libri, aveva ruolo importante un collegio di sacerdoti che prendeva il nome di Auguri; veniva riconosciuta a costoro la peculiarità di conoscere e leggere i divini segnali ovvero i prodigi, i portenti e i miracoli passati poi alla storia col nome diOstenta. Ostenta era l’apparizione d’una cometa, Ostenta era il suono lamentoso di una tromba, Ostenta era un terremoto, un’alluvione e qualunque fenomeno avesse carattere di eccezionalità. Dobbiamo a Tarquinio Prisco la traduzione in latino di altri straordinari libri: i Rituali – anche detti Fatali -. In essi leggeremo, fra l’altro, che una statua di Giove rovesciata rappresentava una minaccia per la vita dei sacerdoti; che una statua della Vittoria scossa, ma rimasta in piedi, invece, un sicuro auspicio di vittoria; che degli uccelli, già di per sé stessi ritenuti segnali divini, ne veniva osservato il volo. Fra i portenti citati da Tito Livio, uno tra i più interessanti è quello degli animali parlanti – pappagalli esclusi – ritenuti portavoce di Dio e per questo mantenuti a spese dello Stato. Tanto quanto gli oracoli, erano ritenuti altrettanto potenti i fenomeni celesti; ecco prendere consistenza, quindi, la dottrina del fulmine. Anche tale dottrina godeva dei servigi d’ un collegio di sacerdoti denominati Fulminares. Spettava ai Fulminares stabilire con esattezza la parte del cielo da cui prendeva origine la folgore, la divinità che la scagliava e l’obiettivo sul quale si sarebbe conficcata. Il Fulgurator, ponendosi con le spalle al nord, decretava che il fulmine era avvertimento di fortuna allorché proveniva dall’oriente, di disgrazia se proveniente dall’occidente; infausti se provenienti dal nord-occidente e beneaugurali se dal nord – odiente. A ciascuna regione del cielo, inoltre, corrispondevano i nomi di precise divinità: Tinia per il colore rosso sangue, Maris per il rosso acceso, Uni per il bianco e nero e via così. E i fulmini ? Ebbene, ve n’erano di varia specie: Consularia: quei fulmini che cadono nel mentre c’è da prendere una decisione o da emettere un giudizio; Perpetua: quelli che han valore di pronostico per l’intera vita d’un individuo o d’una città; Finita: quelli che han valore di pronostico per un tempo determinato; Prorogativa: quelli che servono a scongiurare una minaccia anche solo per qualche tempo, sebbene non eliminabile;Auctoritatis: quelli che sopraggiungono a fatti compiuti, ovvero per i quali non v’è rimedio, buoni o cattivi che siano; Status: quelli che scoppiano in modo improvviso, secco. Se per i Romani coloro che venivano fatalmente colpiti da un fulmine erano ritenuti impuri, per gli Etruschi, allorché qualcuno veniva colpito e permaneva in vita, era chiaro segno che gli dei gli riconoscevano meriti speciali, quindi progenitore d’ una stirpe gloriosa. Alle cerimonie ufficiali di espiazione, inoltre, la superstizione popolare annetteva particolari pratiche quali: l’esposizione di teste d’asino al confine dei campi o la consuetudine di appendere tralci di vite bianca e ancor più praticata quella di appendere rami d’alloro; quest’ultima apparteneva anche all’imperatore Tiberio; è così che ci riferisce Plinio ne’ Naturalis Historia. Trattatasi, in tutti i casi, di pratiche volte a tener lontana la freccia di selce dal proprio capo e dai propri  racconti. E poi, da cosa pensiamo sia discesa la credenza ancora oggi persistente che il fulmine sia una saetta e che una freccia di selce, in specie se antica, abbia il potere magico di tenere lontane le folgori ? Le frecce antiche, infatti, nella fantasia popolare, sono proprio le stesse che gli aruspici trovarono seppellite sotto la terra come si fosse trattato di strali divini andati miracolosamente a vuoto. Libri… libri…che meraviglia !  Roma …Roma, che meraviglia! Mi chiedo se non ricorra il caso di comporre la lista contemporanea di fulmini e saette e riscrivere Fatali e tutta intera ladottrina del fulmine. 

Antonella Pagano

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