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Carlotta Mantovani

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Intervista

–              Quando ha scoperto la sua vocazione artistica?
Sono sempre stata attratta, da che ho memoria, dalla bellezza dei colori. Sia mio padre che mio nonno si esprimevano artisticamente, mio nonno era acquefortista e ha omaggiato la nostra città di Ferrara con molti scorci delle architetture rinascimentali.
I colori però li condividevo con mio padre e sono rimasti in me sorgente di energia. Durante gli anni della scuola ho maturato il desiderio di essere più competente e ho fatto l’Accademia di Belle Arti, anche se per molti anni ho poi lavorato in ambiti paralleli all’arte.
Poi da un po’ di anni ho ripreso la pittura con varie tecniche e ho sentito la necessità di comunicare ciò che esprimevo attraverso i miei lavori.

–             Quale artista e/o corrente culturale è stata particolarmente importante per la sua formazione? Posso dire che i miei artisti ispiratori o maestri sono stati tanti. Primo in ordine di tempo e anche il più lontano: Cosmé Tura, pittore dell’officina ferrarese del 1400, che mi ha lasciato un’impronta indelebile per il colore, i panneggi e la forza espressiva dei volti a volte persino duri e spigolosi. Ma anche Botticelli, i disegni di Leonardo da Vinci, Caravaggio. Ma questi artisti hanno popolato il tempo dei miei studi, all’Accademia li studiavamo e . Oggi cerco, a volte, nella metafisica di De Chirico o Pino Della Selva la libertà dalla logica, dalla razionalità.
Nel futurismo, in particolare in Boccioni ho cercato la disgregazione dell’immagine, la frammentazione e il dinamismo.
Tra i contemporanei potrei dire di essere in sintonia con Salvo Russo, la cui arte ha elementi in comune con il russo Vladimir Kush, entrambi surrealisti estremi. Massimo Sottili, Tiziano Baravelli e Nicola Ciaccia, il modo in cui realizzano i ritratti mi coinvolge e mi ispira.
Infine Alessandro Papetti pittore milanese, cugino di un caro amico, che ho seguito fin da ragazzina. Nonostante sia molto lontana dal suo tile, ne ammiro l’espressività e la dinamicità.
In fondo però resto sempre fortemente attratta dalla ricerca di diverse immagini…sono “nomade”, ma in questa piccola autonomia mi è più facile esprimere la percezione della realtà che mi circonda.

–            Che cosa deve rappresentare e ispirare un’artista con la sua arte?
Analisi del passaggio, impronta nel divenire.
Quando ho deciso di riprendere a dipingere mi sono resa conto di quanto potere evocativo avessero per me le immagini che io stessa creavo. Spesso capivo il senso di un’opera solo dopo averla realizzata e osservata a lungo. Molti miei quadri attendono di essere terminati, a volte anche alcuni mesi, perché dopo averli impostati li osservo e attendo che il dialogo tra noi si compia e dal profondo del mio animo emerga ciò che desidero esprimere.
Posso concludere quindi affermando che la mia espressione artistica è il frutto di una lunga ricerca introspettiva in cui l’arte ha assunto un ruolo di collegamento tra le forze inconsce del nostro animo e gli stimoli che riceviamo dall’esperienza di vita, permettendomi di capire il senso profondo dell’esistenza e dell’incontro con il mondo del mio tempo.
Il potere evocativo dell’arte è un dono che essa fa a tutti e dunque per me è tanto importante comprendere le mie emozioni attraverso la pittura e le opere che realizzo, quanto suscitare in chi osserva i miei lavori le proprie riflessioni, le proprie sensazioni…che probabilmente sono diverse dalle mie!
L’Arte è elemento costituente, colonna portante, pietra d’inciampo a volte, del nostro esistere! Modifica, nel bene e nel male, la realtà che ci forgia. E’ l’eco del nostro canto, dell’inno al bello dell’esistere!

–            Quali tecniche predilige per realizzare le sue opere?
Ho usato un po’ tutte le tecniche, quando facevo illustrazioni ricordo che scrivevo: “Tecniche miste”, però negli ultimi anni ho lavorato a olio, su vari tipi di supporto. Amo però anche l’acquerello e per gli astratti l’acrilico, unisco la resina al vetro o ai mosaici.
Anni fa avevo fatto un corso di mosaico a Ravenna e mi piace molto usare le tessere e inserirle in alcuni lavori.
A volte ritorno alla matita che è sempre maestra o ai pastelli.

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