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Franco Brighenti

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Intervista

–              Quando ha scoperto la sua vocazione artistica?

Non è che una mattina mi sono svegliato ed ho scoperto di essere un’artista ma è frutto di un desiderio interiore di voglia di esprimersi e dire la propria lungo tutto il percorso vita. La molla che mi ha dato la scossa è racchiusa in queste poche righe.
All’esame di diploma di Perito Meccanico, ricordo che lessi e portai come autore il Capolavoro:”Il Gattopardo” scritto da Giuseppe Tomasi Principe di Lampedusa. L’autore nella prefazione scriveva:” Quando ci si trova nel declino della vita è imperativo cercare di raccogliere il più possibile delle sensazioni che hanno attraversato il nostro organismo. A pochi riuscirà di fare un capolavoro ma a tutti dovrebbe  essere possibile preservare in tal modo qualcosa che senza lieve sforzo andrebbe perduto per sempre.” Ovviamente è un incitamento a scrivere un libro ma sempre di arte espressiva si tratta ed io l’ho fatto anche un po’ mio. Pertanto nei momenti di pausa lavorativa ho cercato di fare qualcosa di utile iniziando a dipingere per cercare di dare anche se pure modesto e piccolo un contributo per migliorare l’umanità.

–             Quale artista e/o corrente culturale è stata particolarmente importante per la sua formazione?

Gli Impressionisti, il Cubismo ed il Futurismo. I primi perchè hanno introdotto nel quadro, sia il sentimento, dipingono più con il cuore che con tecniche sofisticate e non secondario il movimento, soggetto principe anche dei futuristi. Si dipinge di tutto e dipiù ma ciò che piace e da emozione e questo si riflette sulla tela come in uno specchio, emozionando a sua volta il fruitore dell’opera. Belli i cipressi che si piegano al vento, i carretti trainati dai buoi che sobbalzano sul selciato, le dame che passeggiano nei giardini. ecc. Il Cubismo perchè sembra una pittura extraterrestre, fuori da tutti i parametri classici e quindi profondamente innovativa. Per ultimo il futurismo perchè entra di prepotenza nella storia dell’arte portando una ventata di freschezza e novità. l’aspetto decorativo non è più l’unico parametro valido per confermare una buona opera. L’arte assume il ruolo di rappresentare il vissuto sociale e si occupa del lavoro in fabbrica; di manifestazioni politiche e in senso lato del sociale.

–              Che cosa deve rappresentare e ispirare un’artista con la sua arte?

Come tutti i miei colleghi, anch’io sono passato dal decorativo, ma arrivato ad un certo punto non mi è più bastato. per me l’artista deve essere in grado come un termometro, di misurare la temperatura del sociale, ritenendo come ispiratori e allo stesso tempo rappresentarli e interpretarli come meglio può i fatti e gli avvenimenti più importanti che accadono intorno a lui e nel mondo.

–              Quali tecniche predilige per realizzare le sue opere?

Amo moltissimo dipingere a olio su tela ma, anche per il fatto che sono molto prolifico, sia per contenere gli spazi e un po’ anche i costi, in questi ultimi anni lavoro con l’acquerello. Amo molto anche la fotografia. Raggiunto il numero di cinquanta acquerelli su un preciso argomento, li fotografo e poi creo un collage che vado a realizzare incollando le fotografie su tele da un metro per un metro.

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