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Mauro Patrini

 

MAURO PATRINI

Mauro Patrini insegna scagliola al Centro Europeo per  i Mestieri della Conservazione e questo è un dato rilevante poiché nel suo mestiere è contenuta la sua arte. E’ importante dunque il suo lavoro per meglio comprendere la sua attività artistica che in un primo momento potrebbe indurci a leggerla come arte astratta rivelatrice di caos, o semplicemente contemporanea e di conseguenza poco decifrabile, poco comprensibile, aperta a tutte le interpretazioni. Invece l’arte di Mauro Patrini ci racconta una storia cominciata ai tempi della controriforma nel periodo del Concilio di Trento, nel 1545, in cui insieme alla ovvia riforma religiosa, per la riaffermazione del primato della Chiesa Romana, si destò nuova solennità alle opere d’arte; in quel lento passaggio dal tardo rinascimento al barocco, dalla fine del cinquecento alla seconda metà del seicento, un artista di nome Guido Fassi inventò la lavorazione a scagliola, una tecnica a quei tempi impiegata all’imitazione del marmo (troppo costoso), per una produzione prettamente sacra e usata con plasticità, con riferimenti in modo particolare all’architettura. Questo lungo excursus storico ci da’ una chiave di lettura chiara dell’arte di Patrini che  per mezzo della lavorazione a scagliola, una tecnica tanto antica,  crea, a distanza di circa quattro secoli un’architettura urbanistica proiettata nel futuro più lontano. Le opere di Patrini ci appaiono come città viste da vedute molto più che aeree, dai colori di terre naturali e bruciate, con strutture  urbanistiche quasi alveolari, ci presenta posti che non conosciamo che non esistono ma che ad una attenta lettura del titolo ci raccontano il futuro, a volte spaventoso, (città delle paure anno 2999). E’ come se l’artista ci avvertisse di ciò che l’uomo sta creando,” distruggendo” con il fatidico progresso la terra in cui viviamo, i suoi paesaggi sono fitti e ravvicinati, gli spazi quasi non esistono, ma il paradosso è che il futuro che ci rappresenta Patrini va cosi’ lontano(Roma e il suo cielo anno 4012), che appare ai nostri occhi come fosse un reperto archeologico, una città sommersa, un luogo di antiche memorie. Ciò che affascina tanto di questo artista è l’utilizzo della scagliola carpigiana, (perché è a Carpi che nacque),dunque di una tecnica basata sulla lavorazione del selenite che è un minerale dalla struttura a scaglie da cui il nome, fino ad ottenere una polvere bianca, che infine verrà usata proprio come uno stucco per poi essere incisa e pigmentata. Affascinante è pertanto questa lavorazione riletta nell’opera di Patrini poiché ci appare stratificata  e nata da una materia povera regalata dalla terra, proprio come ci narra l’artista nei suoi lavori: il suo è un viaggio verso l’ignoto, dai nomi rassicuranti, non esistono dettagli nella sua arte, tutti gli elementi che la costituiscono creano l’opera: il titolo, la datazione , il colore a volte nero di vite, (quasi trasparente), a volte nero avorio, (grigiastro e freddo), a volte dei colori della terra,   raccontano la visione dell’artista con lo stesso realismo di un impressionista en plein air. L’arte contemporanea di Patrini è densa di significa e di rimandi di memoria archeologica, di archetipi, di strutture che creano , che danno vita, parla dell’uomo, contiene i suoi spazi, la sua terra è un vaso comunicante tra passato e futuro , contiene una scultura e insieme un affresco, è un racconto che non avrà mai fine è il cervello umano è l’uomo, dunque l’arte.

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