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Mostre 2019

L’ARTE  DEL PASSATO NEL PRESENTE DI ANTONIO FEOLA

Il linguaggio dai toni drammatici  ed un modo personale   di esprimerli  attraverso segni e colore ,caratterizza  le opere di Antonio Feola , giovane artista legato alla pittura del passato .  Nell’elaborazione pittorica  l’intensa rappresentazione  psicologica  si veste di particolari contenuti .  Infatti un realismo intenso  ed un’impostazione tecnica  equilibrata conferiscono  alle immagini  oltre che una vigoria delle forme , una straordinaria atmosfera dell’esistenza umana  in un contesto narrativo di  grande vitalità anche manuale delle figure  dotate di una  intensa forza espressiva  e compiutezza formale .  Si compie  uno straordinario viaggio  attraverso l’arte del passato  e l’ “ amoroso “ legame dell’artista con Tiziano   come testimoniano  dipinti  sul  martirio di San Lorenzo e  San Sebastiano, la testa di Battista   o lo studio significativo dei volti  che mostrano un accurato e minuzioso studio dei particolari .   Antonio Feola alterna  alle opere sacre , alla pittura figurativa,   disegni e studi  che coinvolgono  l’osservatore  in una forte tensione emotiva  soprattutto oggi , nella nostra epoca moderna ,  che specialmente nell’arte , spesso vive di “avventura” .    Perciò è di grande interesse  una mostra di Antonio  Feola ,artista  contemporaneo  attratto   da temi come “San Giorgio e il drago ,demoni e  dannati,    medusa  e tante altre  tematiche    alla maniera antica delle vecchie botteghe.    Le opere rievocano  il potere immaginativo e l’esperienza   dei grandi del passato  ma  evidenziano   oltre  ai riferimenti culturali ,religiosi ,  mitologici ,soprattutto la notevole capacità  disegnativa  , una matura ricerca e  un’analisi introspettiva  che diventa intimo colloquio tra passato e presente .

Dott.ssa Mara Ferloni, critico d’arte e giornalista

THE ART OF THE PAST IN THE PRESENT OF ANTONIO FEOLA

The language of dramatic tones and a personal way of expressing them through signs and color characterizes the works of Antonio Feola, a young artist linked to the painting of the past. In the pictorial elaboration the intense psychological representation takes the form of particular contents. In fact, an intense realism and a balanced technical approach give to the images as  well as a vigor of the forms, an extraordinary atmosphere of the human existence in a narrative context of great vitality, also manual of the figures endowed with an intense expressive force and formal completeness. An extraordinary journey is made through the art of the past and the “loving” bond of the artist with Tiziano as evidenced in the paintings on the martyrdom of San Lorenzo and San Sebastiano, the head of Battista or the significant study of the faces that show an accurate and meticolous study of the details. Antonio Feola alternates to the sacred works, to the figurative painting, drawings and studies that involve the observer in a strong emotional tension, especially today, in our modern era, which especially in the art, often lives of “adventure”. Therefore it is of great interest an exhibition by Antonio Feola, a contemporary artist attracted of themes like “St. George and the Dragon, demons and the damned, Medusa and many other themes in the ancient way of the old shops”. The works evoke the imaginative power and experience of the greats of the past but highlight not only the cultural, religious, mythological references, above all the remarkable drawing capacity, a mature research and an introspective analysis that becomes an intimate dialogue between past and present.

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Interiorità ed Emozione

Le opere dell’artista Margherita Casadei sottolineano allo sguardo dello spettatore una dimensione prettamente umana. Come suggerisce la sua stessa personale, l’aspetto interiore e quello emotivo sono i due poli che maggiormente si riescono a cogliere nelle sue tele, dove grande spazio è lasciato alla figura femminile, protagonista della narrazione visiva. La donna è infatti vista attraverso lo sguardo della Casadei come universo di silenzi, parole sussurrate, pensieri che si affollano nella mente e che spesso vengono taciuti.  A tali universi interiori, che rimandando naturalmente a lontani e piacevoli ricordi di infanzia, corrisponde spesso una pallida quiete notturna, romantico elemento che da sempre accompagna le visioni più intime. Così la tela restituisce un notturno silenzioso e una donna in relazione con esso, con la città che dorme, avvolta nelle sue luci elettriche sotto un sereno cielo stellato, mentre Lei, unica e doppia protagonista dello spazio, insieme alla serena luna, volge lo sguardo allo spettatore, assorta com’è nel suo universo di pensieri e, negandosi, produce per effetto opposto l’immedesimazione dell’osservatore con se stessa, come in una sorta di allineamento empatico di solitarie emozioni.  Questo velo silenzioso rimanda a una dimensione tutta interiore, che il colore contribuisce ad amplificare attraverso i toni cupi ma non drammatici, le ombre serene, le luci elettriche dei lampioni, ferme e immobili, e la città. Il paesaggio è di certo altro protagonista di queste opere dove tra ricordi personali e visioni nulla restituisce quel senso di angoscia che spesso accompagna le opere dalla dimensione soggettiva. I colori impiegati restituiscono una certa tranquillità onirica, dalla quale come parte dello stesso sogno la figura si staglia in primo piano con tutta la sua raffinata bellezza fatta di posture, gesti, dettagli, e ci si accorge così che all’interno di questa notturna e personale serenata di affetti il posto privilegiato è quello dell’anima, dove abita l’essenza più vera delle persone. La Casadei nel suo percorso pittorico riesce a fondere sulla tela quei personali desideri che l’hanno portata ad interessarsi di danza e canto. Musica e danza sono infatti alcuni degli elementi con i quali sviluppa la sua ricerca pittorica, intesa come veicolo di significati per raccontare le emozioni e gli affetti umani, le debolezze, le inquietudini sottili, in una costante alternanza tra sogni e desideri, speranze ed illusioni, che tuttavia rimandano sempre a quel vivo e costante bisogno di calore umano e tenerezza di cui tutti sentiamo un segreto ed innegabile bisogno.

Dott.ssa Elena Gradini, critico d’arte

Interiority and Emotion

The works of the artist Margherita Casadei underline to the look of the spectator a purely human dimension. As her own personal suggests, the inner and the emotional aspects are the two poles that are most likely to be grasped in her canvases, where great space is left to the female figure, the protagonist of visual narration.

The woman is in fact seen through the gaze of the artist Casadei as a universe of silences, whispered words, thoughts that crowd in the mind and that are often silenced. To these inner universes, which naturally refer to distant and pleasant memories of childhood, often corresponds to a pale nocturnal quietness, a romantic element that has always accompanied the most intimate visions.

So the canvas returns a silent nocturne and a woman in relation to it, with the sleeping city, wrapped in its electric lights under a clear starry sky, while She, the only and double protagonist of the space, together with the serene moon, turns her look to the spectator, absorbed as she is in her universe of thoughts and, denying herself, produces the opposite effect to the observer the identification with herself, as in a sort of empathic alignment of solitary emotions.

This silent veil refers to a whole inner dimension, which color contributes to amplify through dark but not dramatic tones, serene shadows, electric lights of street lamps, stationary and immobile, and the city.

The landscape is certainly another protagonist of these works where between personal memories and visions nothing returns the sense of anguish that often accompanies the works from the subjective dimension.

The colors used give back a certain dreamlike tranquility, from which as part of the same dream the figure stands out in the foreground with all its refined beauty made up of postures, gestures, details, and so we realize  that within this nocturnal and personal serenade of affections the privileged place is that of the soul, where the truest essence of people lives.

In her pictorial career, Casadei manages to blend on the canvas those personal desires that led her to become interested in dance and song. Music and dance are in fact some of the elements with which she develops her pictorial research, understood as a vehicle of meanings to narrate human emotions and affections, weaknesses, subtle anxieties, in a constant alternation between dreams and desires, hopes and illusions , which, however, always refer to that lively and constant need for human warmth and tenderness of which we all feel a secret and undeniable need.

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Al di là del sogno

L’analisi delle opere dell’artista Seth Chwast induce nel visitatore tanti stati d’animo che possono ricondursi ad una disamina della realtà in certo modo depurata di tutti i suoi aspetti negativi. E’ come se l’artista riuscisse a filtrare le visioni esterne del mondo, volendo prenderne solo il meglio. Un mondo a colori, silenzioso, dove si riesce a percepire uno stato emozionale senza regole o indagini logiche e dove i colori sono brillanti, vividi, e pieni di energia. Il suo è uno stile particolare, personalizzato dalla resa pittorica di come viene rielaborato il mondo che ci circonda. Una pittura che può sembrare felice, gioiosamente ingenua, ma che senz’altro tace altri stati, altri punti di riferimento profondi che vanno al di là di una semplice visione onirica e surreale. Piuttosto sembra che Chwast sia pienamente consapevole di questo suo personale gesto di sottrazione, quasi volesse in qualche modo liberare la realtà dai suoi dolori, dai colori grigi e tristi che non sono mai abbastanza. Questo atteggiamento mentale e pittorico non deve indurre verso una visione semplicistica, poiché dietro di esso si celano modi di osservare, pensare e restituire al pubblico secondo una percezione che volontariamente vuole imporsi di catturare solo il meglio. Nelle indagini effettuate dall’artista possiamo trovare tanti momenti della realtà che funzionano da spunti e da stimoli percettivi e pittorici; un fiore, un tramonto, la città con i suoi ritmi, i borghi con il lento scorrere del tempo, la natura e il paesaggio. Ogni porzione analizzata tuttavia restituisce un modo di agire e vedere più ampio, una indagine più allargata sulla realtà interna ed esterna a ciascuno di noi.  In questo modo ciascuna opera diventa sia rappresentativa di se stessa, autonoma e ben definita, sia può essere interpretata secondo altre chiavi di lettura, che la inseriscono all’interno di un panorama più ampio di emozioni, modi di vedere e percepire il mondo al di là del sogno, dei rumori e delle tragedie. Non perché l’artista non le colga, ma perché sceglie, almeno nella finzione artistica, di liberare il mondo dalla tristezza che spesso lo avvolge e, così facendo dimostra una grande consapevolezza personale poiché riesce a tirare fuori il meglio da visioni di realtà potenzialmente negative. Un sogno lucido, un’analisi consapevole che è celata dietro un mondo apparentemente ingenuo ma che rivela una grande e non comune capacità di analisi e di osservazione esterna della realtà, lontano da una visione apparentemente fiabesca e scollegata del mondo.

Dott.ssa Elena Gradini critico d’arte

Beyond the dream

The analysis of the works of the artist Seth Chwast induces many states of mind  in the spectator  that can be traced back to an examination of  the reality in a way purified of all its negatives aspects.  It is as if the artist was able to filter the external visions of the world, wanting to take only the best. A world in color, silent, where you can feel an emotional state without rules or logical investigations and where the colors are bright, vivid, and full of energy. His is a particular style, personalized from the pictorial yield of how the world around to us is reworked. A painting that may seem happy, joyously ingenuous, but which is certainly silent other states, other profound points of reference that go beyond a simple dreamlike and surreal vision. Rather it seems that Chwast is totally aware of this his personal gesture of subtraction, as if he wanted in some way free reality from his sorrows, from gray and sad colors that they are never enough. This mental and pictorial attitude must not lead to a simplistic vision, since behind it are hidden ways of observing, thinking and giving back to the public according to a perception that voluntarily wants to impose itself to capture only the best. In the investigations carried out from the artist we can find many moments of reality that act as cues and perceptive and pictorial stimuli; a flower, a sunset, the city with its rhythms, the villages with the slow passage of time, nature and landscape. However, every analyzed portion  returns a broader way of acting and seeing, a more extensive investigation of the internal and external reality of each of us. In this way each work becomes both representative of itself, autonomous and well defined, and can be interpreted according to other keys of reading, which insert it within a wider panorama of emotions, ways of seeing and perceiving the world beyond the dream, of the noises and tragedies. Not because the artist does not grasp them, but because he chooses, at least in the  artistic fiction, to free the world from the sadness that often envelops him and, in doing so he demonstrates a great personal awareness because he manages to bring out the best from visions of potentially negative realities. A lucid dream, a conscious analysis that is hidden behind an apparently ingenuous world but that reveals a great and uncommon capacity for analysis and external observation of reality, far from an apparently fairy-tale and disconnected vision of the world. 

Alterità semantiche nel palcoscenico della vita

L’artista polacco Wojciech Chechliński le sue opere cariche di potenza espressiva restituisce una panoramica completa sull’ insieme di proposte linguistiche e di tratti dominati dal colore. Ogni dipinto diventa un racconto culturale, intimo e identificativo, che arriva allo spettatore come una visione corale e solista dai toni differenti, che inneggiano ai tanti stati emotivi dell’essere umano. Il tema dominante, infatti, sembra essere la vita con tutto quel bagaglio di emozioni differenti che sfumano in infiniti dettagli dai cromatismi accesi che diventano espressione di stati d’animo privati o condivisi. Così sembrano sfilare, su una tela impossibile da definire in uno spazio chiuso, moderne processioni umane avvolte in sguardi a tratti esasperati, grovigli urlanti o muti di bocche ed espressioni che comunicano attraverso il loro silenzio a noi osservatori una visione che non può non essere condivisa.  Le tante espressioni sono sentimenti, istantanee delle nostre angosce, paure, gioie; ad ogni modo a ricordarci che l’arte è proiezione di vita, che l’artista attraverso il suo pensiero comunica con l’osservatore e ci fa sentire vivi, riuscendo a filtrare dentro il nostro animo tutta una serie di sentimenti che entrano inconsciamente in empatia con l’opera e con il soggetto rappresentato. Sembra di immergersi in una metropoli urbana, nella quotidianità di un momento che passa svelto nell’indifferenza della massa che ci circonda e, a tale visione ben demarcata, contribuisce l’uso sicuro del colore che potente restituisce volumi, ombre, giochi plastici di pieni e di vuoti, di sfumature e segni grafici che si mescolano con gli occhi, le bocche e le definiscono nei loro gesti semantici che divengono segni tangibili di uno stato d’animo modernissimo. Un voler rappresentare insomma uno stato di vita effimera, un palcoscenico dove tutti sono allo stesso tempo attori e protagonisti di se stessi perché nelle tante sfumature della vita non ci sono mai ruoli precostituiti ma tutto è mutevole, soggetto ai cambiamenti della grande catena dell’essere del tempo e della sorte. E all’interno di questa catena di gioie e miserie umane l’artista sembra voler gettare un monito, vivere e prendere la vita per ciò che è, in una lucida disanima di gioie, passioni e dolori.

Dott.ssa Elena Gradini critico d’arte

Semantic alterations in the stage of the life

The Polish artist Wojciech Chechliński with his works full of expressive power gives  back a complete panoramic of the set of linguistic proposals and features dominated from the  color. Every painting becomes a cultural story, intimate and identificative, which arrives to the spectator like  a choral and soloist vision with different tones, which praise the many emotional states of the human being. The dominant topic, in fact, seems to be life with all that baggage of different emotions that fade into infinite details from the ignited chormatisms  that become the expression of private or shared states of mind. So they seem to parade, on a canvas impossible to define in a closed space, modern human processions which wrapped up in looks at times exasperated, tangles screaming or silent mouths and expressions that communicate through their silence to us observers a vision that can not be shared . The many expressions are feelings, instantaneous of our anxieties, fears, joys; in any case to remind us that the art is a projection of life, that the artist through his thought communicates with the observer and makes us feel alive, managing to filter inside our mind a whole series of feelings that unconsciously enter into empathy with the work and the represented subject. It seems to immerse itself in an urban metropolis, in the everyday life of a moment that passes quickly into the indifference of the mass that surrounds us and, to such well demarcated vision, contributes the safe use of the color that powerful returns volumes, shadows, plastic games of full and of empty, of nuances and graphic signs that mingle with the eyes, the mouths and define them in their semantic gestures that become tangible signs of the most modern state of mind.  To want to represent in short,  a state of ephemeral life, a stage where everyone is at the same time actors and protagonists of themselves because in the many nuances of the life there are never preconceived roles but everything is changeable, subject to changes of the great chain of the being of the  time and fate. And within this chain of joys and human miseries, the artist seems to want to throw a warning, to live and to take the life for what it is, in a lucid disanimity of joys, passions and pains.

 

Antiche e moderne preziosità

L’artista Alessandro Cignetti attraverso le sue opere sembra voler catturare l’effimero per renderlo immobile, sollevarlo da una dimensione temporale per restituire all’opera una sospensione antica, nobile e non soggetta allo scorrere del tempo. Le sue tele mostrano una sapiente capacità di muoversi tra temi cardine della pittura italiana rivisitati in chiave moderna. Una sorta di omaggio ai grandi Maestri dove tuttavia l’artista elabora un personale codice espressivo che oltrepassa il gesto computo legato alla mera riproduzione.  Alternandosi tra colori astratti, volumi materici, figurazioni, paesaggi assolati e desolati, frutti carnosi, Cignetti spazia liberamente tra la citazione colta e il ricordo d’infanzia, tra il meriggio romano e la sensuale bellezza dei protagonisti rappresentati.  Ci sono incroci di corpi e materia, slanci di esuberanza, vibrazioni cromatiche, contaminazioni e ricordi diluiti nel nostalgico passaggio del tempo.  Ogni dettaglio è un piccolo frammento referenziale che nel contesto d’insieme va a restituire una più ampia e complessa visione delle trame di un’esistenza vissuta e filtrata dalla mente e dal cuore.  Il passaggio dalle vibrazioni di colore carico di energia sino ai monocromi intensi mostra inoltre una non comune capacità di giocare col pensiero, sia nell’espanderlo con astratte visioni esuberanti sia di racchiuderlo in un miraggio più lirico, meditato, forse sofferto, dove palpita un silenzio fatto di sussurri accennati, di labili soffi di vento, e la fisicità si perde nel concetto, nel rimando di esso.  I corpi si assottigliano ma acquistano moltiplicazioni infinite di suggestioni emotive che si propagano sulla tela ma sembrano voler spaziare oltre. Oltre lo sguardo, i confini, quasi a dire che nello spazio scenico del pensiero non esistono barriere temporali ma solo affezioni avvolte in quel dolce balsamo del ricordo. Alessandro Cignetti fa implodere ed esplodere la tela, quasi fosse la proiezione riflessa delle proprie emozioni vissute al momento, che può essere tanto un frammento del nostro presente contemporaneo quanto un lontano eco della sua personale memoria d’infanzia rivisitata oggi dall’inevitabile distacco che l’essere adulti comporta e che tuttavia, consente di recuperare quanto ci resta. Quel personale universo di ricordi, delle nostalgie legate a luoghi, affetti, colori e profumi di un tempo antico.

Dott.ssa Elena Gradinim critico d’arte

Erich Kovar vive ed è nato in Austria. I suoi intensi e lunghi viaggi di studio decennali in Europa, Africa, e Asia hanno influenzato il suo modo di pensare, che spesso esprime nei suoi quadri.

Ha iniziato la sua formazione artistica come artista grafico con il professor Josef Tobner, in seguito ha studiato intensamente la pittura da autodidatta. Attraverso un incessante lavoro continuo di sperimentazione, sviluppa e perfeziona la sua tecnica pittorica.

Molti die suoi dipinti possono essere collocati vicino al simbolismo, anche se in realtá ha un suo stile del tutto personale ed originale. Le sue immagini simboliche racchiudono sempre dei riferimenti  ai problemi del nostro tempo.

Erich Kovar lives and is born in Austria. Extensive decade long study tours in Europe, Africa and Asia influenced his thinking, which he often expresses in his pictures.

He began his artistic education as a graphic artist with Professor Josef Tobner, afterwards he studied painting self-taught. Through continuous training he tries to further develop his technique.

Many of his paintings can be placed near symbolism. In truth, he has his own style. The pictures pack a lot of current affairs.